Il Parco

Il Parco Fluviale Novella è un percorso naturalistico che si snoda per circa 3,5 km nei comuni di Cloz, Dambel e Romallo in Valle di Non, attraverso boschi e canyon mozzafiato.

 

L’acqua

Il filo conduttore del percorso è l’acqua, che ha un ruolo chiave sia per la natura che per l’uomo.
L’incessante azione erosiva sulle rocce è, infatti, alla base della morfologia del territorio. Una caratteristica valle fluviale, dall’inconfondibile profilo a V, formata laddove affiorano rocce facilmente erodibili, lascia il posto ad una spettacolare forra con stretti passaggi e pareti verticali, incisa nelle rocce più resistenti.

La Geologia

Nel Parco Fluviale Novella sono presenti soprattutto rocce sedimentarie, ma scendendo sul greto del torrente Novella, non è raro trovare ciottoli di porfido (rocce vulcanica effusiva) e filladi (rocce metamorfiche).

Partendo dai Mulini di Cloz il percorso è idealmente divisibile in due diversi tratti: la valle a V e la forra.

La valle a V è caratterizzata dalla cosiddetta scaglia (risalente a 100 milioni di anni fa), la quale si presenta in parte rossa e in parte grigia: ciò è riferibile alle diverse concentrazioni di ossigeno nell’acqua marina nel periodo della formazione (quest’area infatti era sommersa all’epoca dalla Tetide). Più ossigeno associato alla parte rossa, meno ossigeno alla parte grigia.

La forra invece presenta passaggi più stretti rispetto alla valle a V ed è caratterizzata dalla dolomia. Questa roccia è una formazione più antica della scaglia, risale infatti a 200 milioni di anni fa. L’erosione della dolomia, la quale ha portato alla formazione della forra, è opera dell’azione dei fiumi sottoglaciali all’epoca delle ultime glaciazioni e del più recente passaggio impetuoso del torrente Novella.

La Flora

Se gli animali costituiscono per qualcuno il motivo di una visita al Parco, la vegetazione e la flora rappresentano una bellezza che spesso colpisce ed emoziona non meno dell’avvistamento di un cervo o di una poiana.
La bellezza dell’habitat ci fa comprendere con evidenza la necessità della sua tutela, sia per permetterne il godimento alle future generazioni, sia in quanto ambiente perfetto per la fauna.

La Flora del Parco Fluviale Novella, pur non comprendendo specie botaniche particolarmente rare, è però ricca di specie diverse, a causa dei diversi microambienti pedoclimatici che lo caratterizzano.
Si passa, infatti, da ambienti estremamente secchi e luminosi, ad ambienti umidi e ombrosi tipici delle forre.
Sono circa duecento le specie che si possono incontrare lungo il percorso attrezzato, che si snoda per circa tre chilometri fra dossi, forre e ripidi versanti che incombono sul torrente Novella

La Fauna

L’habitat del torrente Novella é luogo di approdo di diverse forme animali grazie all’orografia della zona, agli avvallamenti lasciati al proprio sviluppo selvaggio, ai nascondigli impenetrabili e alla presenza dell’acqua.
Molte specie animali trovano un habitat ideale nel Parco: dai grandi ungulati (cervo, capriolo), alle volpi, dagli scoiattoli, alle lepri, alle varie specie di uccelli, come la poiana. Sono moltissime le specie faunistiche che popolano il Parco, ma ciò non significa che il loro avvistamento sia scontato…

La Storia

Lungo il percorso del Parco Fluviale Novella si possono ricercare le tracce del connubio tra uomo e natura, le strutture sul territorio che ci fanno cogliere come nel tempo l’uomo sia riuscito a convivere con gli aspetti naturali del territorio, coltivandone il rispetto e seguendo i loro tempi.

I mulini di Cloz

Alla partenza del percorso dal paese di Cloz si incontrano due vecchi mulini. La loro presenza sulle rive del torrente è documentata a partire dal 1375, ma già da alcuni anni sono dismessi. Essi impiegavano una parte dell’acqua del torrente Novella per macinare il grano e produrre la farina. Sono la testimonianza di come le acque del torrente venissero sfruttate per la sussistenza dell’uomo, senza però che venisse intaccato il loro naturale corso.

La centrale di Pozzena

Primo esempio di sfruttamento dell’energia idroelettica in Valle di Non, la centrale di Pozzena è operativa già a partire dal 1902 ed è ancora oggi funzionante! La sua costruzione iniziò nel 1900, con la preparazione di una galleria nella roccia di 1 Km, scavata interamente a mano, per l’adduzione dell’acqua dai mulini di Cloz alla centrale. Al termine delle gallerie, l’acqua arriva in una piccola vasca di carico, da dove viene condotta alla turbina tramite una condotta forzata di circa 60 m.

I ponti sulla forra

Lungo il torrente Novella, che nasce sul Monte Luco presso il Passo Palade, diversi sono i ponti che permettono l’attraversamento della strettissima e profonda forra.

Era il 25 maggio 1276 quando presso il Ponte Alto avveniva l’incontro tra Mainardo conte del Tirolo e Enrico principe vescovo di Trento, nel tentativo di trovare un accordo tra i due acerrimi nemici. È ormai accertato che si tratti del ponte di Pozzena che in passato era uno dei tre ponti storici che permettevano di attraversare le forre del Noce e del Novella.

Qualche centinaio di metri a sud ovest del ponte di Pozzena si trova un altro ponte che i locali chiamano “pònt dal Marsìli” o “pònt da le lame”, altro ponte in pietra sulla cui chiave di volta è visibile la data 1854 (o 1856) ed è caratterizzato dalla presenza di un grosso foro al centro, che lo rende invalicabile.
All’eremo di San Biagio si accede per mezzo di un altro ponte, citato per la prima volta in un documento del 1467 che ha la peculiarità di essere chiuso da una porta munita di tettoia, sotto la quale nel 1965 il pittore Carlo Bonacina dipinse un’immagine della Madonna col Bambino. Infine, ancora più a valle, il Novella è attraversato dal “pònt da la poìna” che sorge tra i boschi tra Romallo e Banco e che corona l’uscita del primo dei quattro canyon che formano il Parco Fluviale Novella.

La calcara

La calcara è una fornace costruita in pietra a secco, adibita alla produzione della calce, lavoro anticamente molto diffuso nei luoghi ricchi di pietre calcaree e legname. La struttura veniva generalmente realizzata in un bosco o in luogo limitrofo, su un terreno facilmente lavorabile, con una buona presenza di sassi contenenti carbonato di calcio, materia prima per ottenere il risultato finale. Per realizzare la struttura si scavava una buca circolare, che veniva poi perimetrata utilizzando pietre resistenti al calore come graniti, porfidi e massi erratici, andando ad innalzare una specie di “igloo” troncoconico, con una bocca laterale per l’alimentazione del fuoco di cottura e per l’estrazione delle ceneri.

L’eremo di San Biagio

L’eremo di San Biagio sorge su un poderoso sperone di roccia che emerge tra gli aspri burroni del torrente Novella. Si tratta di un complesso di edifici eretti a partire dal XIII secolo.

Il nucleo più antico è costituito da una cappella d’impianto romanico dedicata alla Beata Vergine Maria, con volte sorrette da sei colonnine monolitiche. Nella cappella si conserva una statua lignea policroma raffigurante la Madonna col Bambino, manufatto tardogotico scolpito da un intagliatore di cultura tedesca.

L’adiacente cappella maggiore, dedicata a San Biagio, è di forme quattrocentesche; le due cappelle sono perfettamente orientate e tra loro comunicanti. Il romitorio sorge sul lato meridionale del dosso: la prima notizia certa della sua esistenza è fornita da una pergamena del 1307. Nei più antichi documenti il sito è denominato anche “dosso di San Lazzaro”, circostanza che induce a ipotizzare la presenza un tempo di un lazzareto. Nei secoli furono diversi gli eremiti che qui vissero. Sotto la mensa dell’altare della cappella maggiore di San Biagio è visibile un cippo funerario romano di età imperiale, in calcare rosso.

L’agricoltura

 

Il frutto del peccato

La mela è il simbolo della Val di Non. Le coltivazioni si estendono su una superficie frutticola di 6400 ettari e anche entrando nel Parco si possono attraversare numerosi meleti.

Le mele D.O.P. della Val di Non sono prodotte solo in un’area limitata, situata a nord-ovest della provincia di Trento, collocata ad un’altitudine compresa tra 450 e 900 m e caratterizzata da condizioni climatiche e pedologiche che la rendono da sempre una delle zone più vocate del Mondo per la produzione di mele. È anche per questo che in Val di Non la tradizione della coltivazione del melo è documentata da oltre 2.000 anni.

Le varietà di melo coltivate sono principalmente la Golden Delicious, la Red Delicious e la pregiata Renetta Canada, ma si coltivano anche varietà più “moderne” come la Fuji o la Royal Gala.

 

Origine delle varietà:
Golden Delicious: varietà importata in Val di Non dagli Stati Uniti, Louisiana, nel 1890.
Red Delicious (o Stark): varietà scoperta in Canada e introdotta in Val di Non nei primi anni del ‘900.
Renetta Canada: varietà originaria della Valle della Loira in Francia e coltivata in Val di Non già nella prima metà dell’800.
Fuji: varietà scoperta in Giappone nel 1937 e diffusa in Val di Non recentemente.
Royal Gala: varietà neozelandese scoperta nel 1960 in una stazione sperimentale agraria.
Evelina: originaria del centro Europa, ha trovato tra le montagne del Trentino il suo habitat ideale.

Il Groppello di Revò

Il Groppello di Revò ha una storia antica, documentata in modo certo nelle cinquecentesche cronache del Mariani, con un passato illustre, che negli ultimi anni di appartenenza del territorio all ‘Impero Austro-Ungarico aveva visto una produzione di quasi 50 mila ettolitri di vino e con un presente fatto di 200 ettolitri esistenti solo per la appassionata tenacia di un pugno di “irriducibili”.
Non solo, il vitigno è stato riconosciuto a rischio di estinzione e perciò proposto per il programma nazionale per la tutela della biodiversità (art. 10, comma 4 DL 30 aprile 1998, n. 173).

Proprio a Revò sorse, nel 1893, la terza cantina sociale del Trentino. Poi la fillossera, il passaggio nel 1918 della regione all ‘Italia ed infine la diffusione della frutticoltura intensiva specializzata, hanno confinato il Groppello in pochi appezzamenti amatoriali, siti nei comuni di Cagnò, Revò, Romallo e Cloz con concreto rischio di definitiva estinzione.
All’olfatto il vino si presenta molto ricco ed intenso di sensazioni avvicinabili a frutta rossa acida come la ciliegia marasca, complessata da una presenza speziata, molto piacevole e intrigante. Al palato si nota una buona intensità minerale in equilibrio con la composizione tannica ed acida.